Ulisse Gualtieri

Gesto e colore

 

“L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri” così si esprimeva Edgar Degas e da questa suggestione potremmo partire per osservare l’arte di Ulisse Gualtieri. Nelle opere l’artista racconta la realtà, il mondo a cui tutti apparteniamo e allo stesso tempo lascia la sensazione di potere scoprire ancora molto; Gualtieri presenta ambienti concreti, ma sublimati dalla sua sensibilità, dalla sua visione, dalla sua poetica. Come spesso accade a chi inizia da autodidatta e nell’arte esprime una necessità interiore, Gualtieri non smette mai di studiare, approfondire, inseguire e sperimentare, dalla tecnica ai soggetti, dalla materia della pittura fino alla sua essenza. L’artista si dedica a una continua ricerca, che sfocia in spazi intimi ritratti con un linguaggio personale, dove il colore assume il ruolo di assoluto protagonista: la tavolozza costruisce la composizione, sfuma le forme, crea l’atmosfera e guida le emozioni. Con grande sensibilità cromatica, graduali passaggi e misurate velature Gualtieri contestualizza gli elementi in ambientazioni sospese, dove i contorni sfumano e la realtà perde nitidezza, divenendo senza tempo né spazio, come sono i sogni, le visioni e i ricordi. Come se osservasse il mondo attraverso un vetro appannato, lo spettatore, catturato da ciò che vede davanti a sè, si lascia trasportare in un’emozione e guidare da una sensazione. In questo consiste il “far vedere” di Gualtieri: paesaggi reali e metafisici, visioni personali e allo stesso tempo universali. Nelle pennellate si intravede il processo creativo, che procede dall’esterno verso l’interno e viceversa, dando così vita a un risultato che in sé mostra tutta la sua metamorfosi. Un’evoluzione personale, ma che parte da lontano, passando attraverso le impressioni di Monet, la potenza di Turner, le sfumature di Pisarro, i colori di Cezanne, i mezzi degli Espressionisti. Con lo stesso approccio con cui si apre un album famiglia e si notano sottili somiglianze anche negli antenati più lontani, nell’arte di Gualtieri si riconosce continuità nella modernità, una solida base di partenza per una rilettura distante interi secoli. Gualtieri negli anni ha imparato la tecnica, osservato la realtà e creato opere che riproducevano la stessa in modo “diretto”. Lo studio e l’esperienza l’hanno poi accompagnato in un percorso di evoluzione personale che oggi presenta un artista che nell’osservazione trova il punto di partenza non il modello a cui rimanere strettamente legato. Egli scompone, rielabora e restituisce una forma che certamente ricorda il frutto, lo scorcio di campagna, la distesa d’acqua o la città, ma allo stesso tempo è diversa, nella sua arte non c’è mimesi, c’è ispirazione e reinterpretazione. Nei dipinti dove appare l’uomo esso non è mai protagonista, come spesso accade, ma rimane una semplice presenza, sottile, solitaria, poco invadente, come l’ambiente che abita. Le figure occupano la scena con delicatezza ed eleganza, sempre attente a non disturbare la quiete generale; gli uomini arrivano in punta di piedi e come appaiono ci aspetteremmo che da un momento all’altro possano andarsene. Allo stesso modo le case, i paesi, i luoghi antropizzati in generale, sono silenti, cheti, mai eccessivi, espressione di un ritmo lento e meditato, costruiti con larghe campiture colorate, sempre in linea con il personale equilibrio dell’autore. La parsimonia con cui la figura umana compare nelle opere di Gualtieri è data da una preferenza di genere: per l’artista l’ago della bussola punta alle vedute e alla natura morta. Paesaggi delicati, che la letteratura definirebbe luoghi dell’anima, senza collocazione geografica, spazi aperti, ambienti di pace e silenzio, dove hic et nunc si perdono letteralmente a vista d’occhio. Gli orizzonti si alzano fino ad occupare gran parte della tela, la narrazione di Gualtieri si sofferma sulla parte più concreta del panorama: prati, boschi, paesaggi, distese d’acqua si dissolvono in colorate e sottili sfumature per poi riaffiorare in nitidi dettagli. Nei paesaggi l’artista si diletta in fini sinestesie nelle quali i sensi si rincorrono fino a fondersi ed è così che nei suoi boschi il bianco scorre silenzioso sui tronchi lisci, le sfumature di verde odorano di profumi di campagna e le larghe pennellate della città appaiono ruvide sull’asfalto. Lo spettatore non solo entra in contatto con ambienti scelti, ma è guidato dall’artista nella scoperta della loro intimità attraverso sensazioni dipinte con potente delicatezza. In questo modo ci si addentra insieme in un bosco nel quale si arriva a percepire l’aria che veloce sfiora i tronchi, il gesto che guida rapido la mano nel descrivere il riverbero della luce sulle foglie evocando in un istante il rumore del vento e lasciando una sensazione lunga un istante. Il punto di forza è sempre la tavolozza, nella quale impasta i colori, prevalentemente freddi, e la luce, per poi stenderli in modo tale da tracciare forme e restituire in parte consistenza. Se si osservano le composizioni, si nota immediatamente come gli oggetti siano protagonisti della scena, presentati al centro dell’opera, a mezz’aria, senza tavole imbandite o ambientazioni casalinghe a supporto. Grappoli d’uva, angurie, melograni, pere si stagliano nel mezzo della tela sospesi davanti agli occhi dello spettatore. Si evidenzia ulteriormente una delle peculiarità dell’arte di Gualtieri: la capacità nel colmare la “mancanza” del mero dato reale. Nelle nature morte il fluido colore lasciato colare diviene elemento necessario e sufficiente per raccontare, costruire e sostenere. Le gocce nelle quali sembrano liquefarsi i tralci o le foglie sono parte della composizione e allo stesso tempo sembrano fungere da valido sostegno, così si ha l’impressione che il frutto tutto d’un tratto acquisisca consistenza, tanto da non avere bisogno di appoggiarsi perché sta, o meglio perché è. L’artista ha compreso questo prima di tutti e allo spettatore lo riporta rendendo chiaro il messaggio. La struttura compositiva delle opere risulta equilibrata e sicura, realizzata per semplificazione e sottrazione senza mai compromettere il risultato finale. La lavorazione dei colori, ora morbidi e fluidi, ora liquidi e leggeri, e la loro stesura, per velature o con piccoli tocchi, è visibile e spesso lascia intravedere l’azione, rapida nel tracciare con punte fini rami recisi e tralci, pacata nella carezza delle setole che colorano tetti e prati. In un continuo alternarsi di concreto e astratto, tra il richiamo al figurativo e l’informale gestito con la concretezza dei colori, Gualtieri costruisce la poetica di un’arte che si confronta continuamente con la realtà, punto di partenza privilegiato per infinite reinterpretazioni. Con competenza e maestria compone i suoi dipinti e, come difronte all’infrangersi di un cristallo, attraverso un delicato modus operandi raccoglie le schegge e ne osserva le infinite rifrazioni per raccontarle subito dopo allo spettatore con un gesto, un colore e un’emozione.

 

Maria Serena Carpaneto

 

 

ULISSE GUALTIERI

PROSPETTIVE CROMATICHE

Nell’arco del tempo l’uomo ha cercato di impadronirsi del mondo e delle sue meraviglie, sia in senso proprio che traslato, ricorrendo ad ogni mezzo, ad ogni stratagemma: ha utilizzato, quindi, la forza, la magia, la parola, il segno, fosse quello della scrittura o quello dell’arte. Non appaia impropria questa mia riflessione, che anzi più volte mi è occorso di fare, osservando più volte le opere di quegli artisti i quali, nello sforzo di conquistare il visibile, mi pare maggiormente si accostino ad una sorta di ri-creazione del tutto, ad una nuova poiesis, dalla quale emerge un mondo rinnovato, uguale eppur differente dal consueto.

Tale mi appare essere la pittura di ULISSE GUALTIERI: una rifondazione del mondo che lo attornia, una rinnovata visione delle cose, un ri-creare l’osservato, sulle basi di una formula diversamente impostata. Che accade, allora a ciò che già ci è noto? Non scompare ma si trasforma, rimane immutato eppure appare immerso in una dimensione innovativa e, talora, perfino sorprendente.

Il mezzo attraverso il quale, come in una sorta di epifania, si mostra l’attualizzazione dell’esistente è, e non può non essere, altro che la pittura, intesa come mediatrice, come veicolo e non soltanto come fine. Sussiste indubbiamente un fine estetico dell’opera, nel lavoro di GUALTIERI, non solo come finalizzazione all’affermazione del Bello nell’opera d’arte, ma anche come concettualizzazione del percorso che conduce al risultato artistico, al fare arte in sé, tuttavia questo non sembra escludere l’interesse, fors’anche precipuo, rispetto alle altre istanze, per la materia stessa che la prassi utilizza. E’ il colore, la materia grassa dei colori ad olio, la sua stesura, le sovrapposizioni cui può dar luogo, la sua capacità e possibilità di commistioni, la sua intima, pastosa e turbolenta essenza, quella che maggiormente, intensamente e totalmente sembra assorbire l’attenzione dell’autore.

E parlare di tavolozza per questo dipingere di GUALTIERI sembra perfino limitativo, tante e tali sono le possibilità di intreccio cromatico che la sua abilità, il mestiere affinato nel tempo, la sua curiosità nello sperimentare, gli hanno fatto investigare e proporre, sulle tele e sulle tavole delle tante sue fatiche artistiche.

Ma tale lussureggiante varietà di toni necessita di una qualche disciplina, affinchè non debordi in una confusione priva di indirizzi e di ordine. Occorre una logica interna, attraverso la quale ogni gesto, ogni pennellata trovi il suo posto, la sua necessitata collocazione, per non smarrire il senso del fare in un fare congesto e senza senso alcuno.

Ecco, allora, che ULISSE GUALTIERI colloca la sua ricchezza cromatica entro i ben determinati confini di una scansione geometrica severa, dando vita a un arazzo di toni, ad un fitto intreccio, ad una scandita sovrapposizione e sottrazione di posizioni, cosicchè, come in un tappeto di colori, ogni incastro si colloca a puntino, ogni sfumatura entra e degrada nell’altra, ogni passaggio ha una sua logica di collocazione.

Non è una pittura spontanea quella dell’autore cremonese, si tratta, al contrario, di una accorta ed accurata composizione in cui il colore detta leggi di armonia, utilizza dissonanze musicali, evidenzia o mette sottotono accordi sinfonicamente necessari al tutto, qualsiasi sia il soggetto che tale forma, che è e non può che essere estetica e pittorica, è chiamata a rivestire.

La pittura è, allora, il meraviglioso riflesso cromatico del paesaggio, la colorata veste che mette in evidenza la natura morta e la colloca, quale composizione di elementi geometrici, entro lo spazio aperto ma non sconfinato della più vasta natura, è la smagliante coloritura della figura che appena emerge nello sfolgorante cromatismo luminoso dello spazio indeterminato.

Colore, luce, geometria altro non significano se non rigore, volontà di appropriarsi dell’esterno per farne un luogo più intimo, più segreto, un luogo di mente e di memoria, un segno d’anima in cui si incorpora il passato, anche quello visivamente e culturalmente prossimo, che svaria dalla tradizione lombarda dei secoli scorsi agli esiti delle esperienze novecentesche, e si prospetta e proclama l’oggi, un presente in cui si insinua inquietudine e fragilità, solitudine e dinamicità: tale appare la scrittura vibrante dei lavori di GUALTIERI, una sensibile rilettura del mondo che induce a riflettere.

TIZIANA CORDANI

 

  


Ulisse Gualtieri:

la sua espressione trae vita e origine dalla realtà e dal mondo concreto sia esso paesaggio e/o natura morta ma, gradualmente, la visione reale e retinica lascio spazio all’interpretazione e alla trasfigurazione, al tumulto interiore e alle più intime e profonde emozioni. Così il colore inizia a farsi morbido e pastoso, libero e fluido lasciando vedere o intravedere cose e oggetti senza la descrizione minuziosa, togliendo anziché aggiungere, suggerendo piuttosto che raccontare. Non “Impressionismo” o “post-Impressionismo” dunque, ma al contrario una decisa virata verso le Avanguardie Storiche” con particolare riguardo all’Espressionismo Lirico ma anche, se si considera la stesura cromatica e la tecnica risolutiva delle sue opere, alla visione “Informale” dell’arte pur senza giungere, in alcun caso, alla negazione totale della forma.

Grande attenzione Ulisse Gualtieri dedica poi alla luce. Tutti i suoi dipinti sono caratterizzati e contraddistinti dalla luce che illumina gli sfondi, si posa sugli oggetti, si dipana in ogni direzione, aggiungendo leggerezza e poesia ad ogni suo lavoro.

 

Luciano Carini

Ulisse Gualtieri pittore visionario

Solo in apparenza la “natura morta” si rende autonoma dalla persona, ergendosi nella sua silenziosa imperturbabile naturalezza.

In realtà, come succede nei quadri di genere di Ulisse Gualtieri, c’è un aspetto visionario, addirittura un giudizio etico, sullo scavo tonale degli oggetti con trasmutazioni sorprendenti di colori. Un giudizio su ognuno di noi come radio-riceventi di un diluvio di immagini, emozioni e sentimenti indotti, preoccupazioni e forme di angoscia inespresse. Nella visionarietà di Gualtieri persino la campagna nel suo ampio respiro è distante dalle analisi “fotografiche”, sulle quali si proiettano normalmente i sentimenti dell’artista come avviene, per esempio, in Fede Galizia o in Caravaggio. In Gualtieri le forme e i colori sono riprodotti, e percepiti dal visitatore, come avviene nello sguardo di una pantera, che passa e ripassa vorticosamente   accanto alle sbarre della gabbia, dove è imprigionata, fino a trattenere, stordita, solo un grumo di realtà indistinta.

Ogni tanto - immagina il Poeta in sintonia col Pittore di Casalbuttano – la pupilla della pantera si alza e un oggetto preciso raggiunge il suo cuore. Così noi storditi, se si ha la fortuna di costeggiare in silenzio un argine golenale, possiamo vedere la bellezza di fiori umili e frutti selvatici, che bevono luce per presentarsi come un dono al Passante, ed essere esternati dal Pittore.

 

Giovanni Borsella


La Forza del colore

Nato a Casalbuttano in provincia di Cremona dove al presente vive, Ulisse Gualtieri si sente parte di questa città generosamente aperta ai mutamenti culturali e sociali legati all’evoluzione del progresso e della tecnica trovando in essa l’atmosfera atta a maturare, nella stratificata essenza e nella pluralità di informazioni, l’esperienza umana e pittorica.

Innata disposizione alla ricerca come alla logica, quella di Ulisse Gualtieri si arricchisce dello studio delle forme e dei tagli prospettici. Le masse pittoriche si compongono e si scompongono continuamente dando vita ad uno scenario senza tempo dove i colori si sfaldano a favore di un universo in continuo divenire. I suoi dipinti donano sapienza e sagacia tecnica soprattutto per la realizzazione della sua analisi pittorica basata sullo studio del paesaggio evidenziando quanto sia importante oggi ripensare e riscoprire i canoni ed i principi della vita di ogni giorno. Dalle opere di Gualtieri si può recepire inoltre la contemplazione della luce e la capacità d’evocazione sognante che insieme crea delle atmosfere delicate in un gioco molto sottile d’accostamenti ed equilibri. Si tratta di una valutazione esegetica tra forma e colore che l’artista plasma a suo piacimento e che cerca di ricomporre a favore di un equilibrio vitale, determinato fondamentale per trasmettere le sue impressioni e le sue sensazioni.

Ulisse Gualtieri è un artista capace, tecnicamente abile nel coniugare i vari strumenti della pittura che rende fruibile attraverso un’indagine approfondita per manifestare i valori che intende comunicare.

Antonio Castellana

 

 



Colore è paesaggio

Ulisse Gualtieri, pittore casalbuttanese, da tempo ha scelto il paesaggio come filo conduttore di una riflessione dal duplice impegno: in primo luogo, le vedute gli offrono la possibilità di esplicare il suo interesse per la costruzione dell’immagine, la composizione dei piani prospettici e la scansione dei blocchi che li intercalano, infatti, sono elementi che egli affronta in modo dinamico e che scandiscono le armonie delle alternanze di cielo e terre.

Silenti e sobri scorci di paesaggio vengono colti in piani orizzontali che paiono dilatarli all’infinito. La pennellata lunga accompagna le linee orizzontali che segnano il susseguirsi   zonale sino alla linea dell’orizzonte. Tale processo accentua la percezione dinamica che si trae dalla successione dei piani costruttivi: i paesaggi gualtierani, infatti, sono scanditi da piani successivi che vanno procedendo verso orizzonti alti entro i quali, talora, si stagliano le verticali degli alberi e degli edifici. Secondariamente non tuttavia in ordine di importanza, la pittura paesistica ha offerto a Gualtieri la possibilità di affinare e modificare la sua scrittura pur mantenendone intatte le caratteristiche: essenzialmente basate sul colore, intenso, pastoso e particolarmente composito. Sorprendentemente l’attuale esposizione mostra una impostazione tonale decisamente più pacata, una tavolozza sempre vivida ma delicata e molto luminosa. Non procedendo più per tocchi e spatolate, la pennellata ha ora una stesura più tenue cosicchè è possibile procedere per velature e sovrapposizioni. Tale novità linguistica consente al pittore cremonese di giungere ad effetti di sobrie bi e tri cromie giocate nelle variazioni del bianco e nero entro le quali con bravura declina una preziosa e variata gamma di grigi, qua e là spargendo tocchi sfumati di giallo, arancio, verde che con il loro calore accendono le luci in questi nuovi paesaggi di campagna e di città.

L’effetto di sfumato umidore che pare mostrare il mondo attraverso una lastra di vetro bagnata certamente richiama quella pittura metropolitana che da un decennio è così bene accolta dal pubblico. Resta tuttavia l’abilità nell’uso del colore l’elemento che maggiormente colpisce il pubblico poiché la tavolozza di Ulisse Gualtieri è davvero ricca e particolarmente interessante anche quando non si declini nelle, un tempo predilette, tonalità calde vere invece verso territori più freddi e raffinati.

 

 

Tiziana Cordani